La chiesetta di San Valentino

CRONACA DI UNA RITRUTTURAZIONE

Le belle cose nascono molte volte da idee occasionali e sono come una scintilla in un cumulo di legna accesa il cui fuoco è solamente addormentato. Concretizzare una idea è il frutto della costanza di alcune persone che creano in altri la voglia di realizzare quello che potrebbe apparire un sogno.

– Fanciullezza

il territorio del paese è un susseguirsi di campagne coltivate , di campi che , visti dall’alto del campanile , formano un puzzle di schedine colorate : verdi , giallo oro , verde intenso delle alberature sulle sponde dei corsi d’acqua , sperduti colori rossastri dei tetti delle fattorie in mezzo alla verdeggiante pianura , scie biancastre , altre nere , a rappresentare le strade che arrivano al mio borgo .

Sceso dal campanile ed andando per la campagna , mi trovo insieme ai nostri contadini a parlare del raccolto , seduti sul carro che tranquilli buoi portano verso la meta quotidiana .

Parliamo anche di ciò che vediamo lungo il percorso : strutture che una volta erano chiesette ora sono solo ruderi .

Il contadino mi dice che appartenevano a una chiesetta votiva , posta ai margini di quella che una volta , nei tempi del Medioevo e forse prima , era chiamata Via Giulia , una strada che da Concordia Sagittaria portava il viandante fino alla Carnia ( Zuglio e quindi al Passo di Monte Croce Carnico ) per proseguire fino al nord dell’attuale Germania .

Il mio interlocutore ricorda una struttura che ha passato alterne vicende : da Chiesetta campestre è diventata a poco a poco un rudere in quanto nel tempo nessuno ha curato la sua manutenzione .

Quanti ricordi nella mente del contadino al pensare che i suoi figli andavano a giocare tra quelle rovine e che altre volte lui stesso si era riposato all’ombra di quei muri nelle giornate estive.

Poi è passato un ampio spazio di tempo, in cui i ricordi si sono pian piano offuscati e la frenesia della vita moderna ha modificato le serate delle persone.

I ruderi perdevano la loro funzione di memoria dei tempi trascorsi .

Un addormentarsi , una naturale copertura delle braci sotto uno strato di cenere .

Ma le braci conservano sempre la loro energia , basta un alito di vento ed ecco che il fuoco si riaccende !

 

– Correva l’anno 1978 d.C. .

il tradizionale pranzo sociale del Gruppo Alpini di San Vito, si svolge a Prodolone e, come consuetudine vuole, si invitano persone vicine al Gruppo stesso e tra queste l’allora Colonnello CAMANA, chiaramente Alpino.

Il Col. Camana per raggiungere Prodolone percorre Via San Valentino: è turbato nel vedere i ruderi di una costruzione completamente sommersi da edera, piante, erbacce ed in stato di completo abbandono, praticamente in attesa di crollare definitivamente.

Arrivato nel luogo del convivio chiede e s’informa a quale struttura appartenessero i ruderi visti a lato della strada appena percorsa.

Lancia un’idea e genera la scintilla: è necessario ricostruire quel luogo sacro, ridare lustro alla Chiesetta che i nostri padri costruirono e che per tanto tempo avevano mantenuto in vita.

In effetti le rovine che hanno impressionato il Col Camana potevano essere classificate nell’ambito delle opere storiche del sanvitese:

A questo punto “il dado è tratto” avrebbe detto un comandante dei tempi antichi .

Portiamo in Consiglio di Gruppo l’idea, hanno invece concretamente deliberato gli Alpini, per poter discutere e verificare la fattibilità del progetto sia sul piano materiale che su quello burocratico.

Parallelamente alla decisione degli Alpini, anche due altre persone, che Alpini non sono, ma ne condividono lo spirito e la concretezza, ARTURO BENVENUTO e RINO QUARIN, presenti a quella riunione conviviale, si rivolgono al loro titolare nonchè socio del nostro Gruppo Alpini RAIMONDO MONTICO per promuovere l’iniziativa, chiedendone l’adesione e la collaborazione.

Allo scopo di non buttare al vento l’idea viene subito costituito un “Comitato di Lavoro per la ricostruzione della Chiesetta di San Valentino”. Ad esso partecipano un gruppo di persone, Alpini e non, con in testa il Parroco di Prodolone, la cui Parrocchia è proprietaria dell’immobile. Correva il 16 aprile 1979, quando viene formalmente costituito ed insediato il “Comitato di Lavoro”

Dal materiale impiegato e dallo stile , la Chiesetta risale a data assai antica ed è costruita in mezzo ai campi, non tanto distante dall’antica Via Giulia, nei pressi di una località ove, nel 1972, venne scoperta una necropoli paleo-veneta dell’VII° sec. a.C. ed era agibile fino alla fine della 2^ Guerra Mondiale. La chiesetta risale probabilmente alla fine del XV° secolo, dedicata a S.Mauro prima ed a S.Valentino dopo, ed era frequentata periodicamente. Successivamente per la mancata manutenzione e per il completo abbandono, l’edificio andò completamente in rovina. Crollando il tetto, vennero asportati i materiali recuperabili, compresa l’ossatura del tetto e la piccola campana.

All’interno della Chiesetta, sul fianco destro, si trova un affresco di notevole fattura , rappresentava , in figura intera ed abiti sacerdotali , San Valentino con sotto la scritta :

 

MDLXXII DIE XI APRILE QUESTA OPERA               A FATO FAR …..

Perché tale affresco non andasse completamente distrutto , il Prof. De Rocco , a sua cura e spesa , lo fece staccare e trasportare nel Museo Civico di S.Vito , ove si trova anche la chiave della serratura della porta principale . “

 

Il Comitato inizia con riunioni a ritmo serrato allo scopo di poter creare i presupposti per iniziare concretamente i lavori , in quanto oltre alle formalità burocratiche , si devono elaborare i progetti per la ricostruzione , ottenere le licenze Comunali , cercare la manodopera , recuperare materiali adeguati alla struttura originale .

Da verbali del Comitato di Lavoro leggiamo :

“ Oggi 21 settembre1979 ,

presso la Sede A.N.A. Torre Raimonda , presenti : Bortolus Gino , Vaccher Valentino , Buliani Adriano , Carlin Pio , Da Cortà Giorgio , Collin Dego , Montico Raimondo , Gasparini Giorgio , assente giustificato Tesolat Silvano ;

i sigg. arch. Cecco ed il sig. Jop Giuseppe , hanno illustrato e messo a visione i progetti dell’ing. Paiero Giovanni relativi alla Chiesetta , nonché la licenza di costruzione , che deve essere eseguita integralmente come era , usando i materiali adeguati a tale esigenza .

Si è deciso di invitare gli edili del Gruppo Alpini ed i muratori che hanno aderito all’iniziativa e dare il via ai lavori .

Il sig Jop ha riferito di aver avuto contatto con i confinanti per l’autorizzazione al passaggio e deposito di materiale precario per i lavori .

Sono stati avvertiti per norma e regola la Stazione Carabinieri ed il Comando Guardia di Finanza locali

La licenza dei lavori rilasciata dal Comune di S.Vito è in data 28 maggio 1979 e decreta l’inizio entro anni 1 ( uno ) , termine entro anni 3 ( tre ) . “

 

“ Oggi 5 novembre 1979 ,

convocato il Consiglio del Gruppo Alpini e presente una parte , viene deciso e indetto per il 10 novembre la prima giornata di lavoro .

Oggi 10 novembre 1979

Invitati tutti i Consiglieri del Gruppo Alpini si sono iniziati i lavori della Chiesetta .-

Presenti : Bortolus Gino , Collin Diego , Mancini Paolo , Jop Giuseppe , Quarin Rino , Benvenuto Arturo , Montico Raimondo , Lombardo Giuseppe .-

 

E’ intervenuto l’arch. Cecco Domenico

Si è lavorato dalle 8.30 alle ore 1.00 causa la pioggia .

Si è provveduto alla rimozione delle macerie nell’interno ed al recupero del materiale utilizzabile .-

Hanno offerto panini e vino ( un bottiglione ) i sigg. Benvenuto Arturo e Quarin Rino

 

Viene esposto il Tabellone di cantiere

E viene raggiunto un primo obiettivo , come leggiamo da un verbale :

Oggi 24 dicembre 1979 presenti :

Mancini Paolo , Vinoso Vincenzo , Bertoia Mario , Fogolin Luigi

Aggiunti al pomeriggio :

Montico Raimondo , Montico Gaetano , Montico Giovanni

Eseguito il getto di copertura del tronetto e continuato il lavoro di muratura

Per l’occasione è stata appo

I lavori procedono nei giorni non festivi ed i volontari si riuniscono per proseguire la ricostruzine sia con intervento manuale diretto , sia con la raccolta di materiale adatto e offerte in denaro per sostenere i costi di acquisto .

Viene esposta la promozione e la raccolta delle offerte avviene presso il negozio Garlatti che ha la sede in P.zza del Popolo a S.Vito .

A questo scopo il socio Raimondo Montico sfodera dalla sua magica matita una simpatica pergamena – ricevuta per il contributo versato e per i tradizionali Auguri Natalizi .

La gente incomincia a parlare di questa iniziativa del Gruppo Alpini e del Comitato di Lavoro , mentre qualcun altro plaude poeticamente l’opera , come leggiamo da uno stralcio del verbale :

Oggi 13 gennaio 1980

Benvenuto Arturo , Montico Raimondo e Collin Diego .

Sono stati prelevati e portati sul posto :

n° 1000 coppi e n° 1500 tavelle per soffitto

Hanno offerto

Panzarotto Virgilio : n° 1000 coppi

Morassut Severino   n° 1500 tavelle

Nota :

il lavoro è stato temporaneamente sospeso causa il freddo , dovendo ora procedere con l’aggiustatura generale della muratura e riquadratura imposte , quindi stabilitura a intonaco civile E’ stato compilato un manifesto , da riprodurre in eliografia , contenente la poesia di DOMENICO ZANNIER ( Meni , per gli amici del Bottegon ) e varie foto da Lui eseguite della chiesetta com’è oggi con l’aggiunta di altre , com’era . Su un lato la foto del cartellone del cantiere lavori .

 

Più sotto la dicitura :

Il Gruppo Alpini “ Cap.no G.B.Marin “

ringrazia il sig Domenico Zannier per la composizione a sostegno dell’iniziativa di ricostruzione della Chiesetta di San Valentino e invita i volonterosi a versare un contributo presso la gestione di questo locale a sostegno degli oneri che l’operazione comporta

Con l’aggiunta della nota seguente:

Nell’antichità , la Chiesetta venne inizialmente dedicata a S.Mauro . Successivamente , attraverso secolari amministrazioni di alcune Confraternite , venne chiamata “ la Chiesetta di S.Mauro e S.Valentino “. Oggi si usa comunemente chiamarla “ Chiesetta di S.Valentino “ : La costruzione risale alla prima metà del XV secolo .

Per una maggior documentazione storica , consultare la pubblicazione : “ Prodolone – Parrocchia 1300 – 1970 di Jop Giuseppe , edita dalle Arti Grafiche Friulane – Udine 1977 .

Copie del manifesto sono esposte nei pubblici esercizi e spedite all’estero ai nostri emigranti .-

Seguono i nominativi dei sostenitori di questa iniziativa a testimonianza che l’opera , iniziata dall’ idea di un Prodolonese , dal Gruppo Alpini e dalle persone che ad essi si sono collegate , è stato un qualcosa di sentito e partecipato dai Sanvitesi ..

In tempi successivi si continuano i lavori di rifacimento delle muratura , il recupero e la pulizia dei mattoni da riposare in opera , la pulizia delle parti di muratura ancora pregne di umidità e di muschi che vi hanno attecchito negli anni di abbandono .

Si ricostruisce pensando che al tempo della prima edificazione non si usavano i cementi armati ma si impiegavano i materiali provenienti dalle fornaci della zona , adoperati tutt’oggi .

Riscontrato il buon andamento dei lavori e considerato che in seguito la ricostruzione abbisognava di finanziamenti più cosistenti in quanto si dovevano acquistare materiali e strutture particolari da destinare alla Chiesetta , il Comitato si è fatto promotore di richieste ad Enti Pubblici

Lavori eseguiti dal 20 novembre 1981                        

al 9 dicembre 1981 :

Posa travature del tetto con travi in abete ;

  1. A)Posa muratine a sostegno tavelle in mattone ;
  2. B)Posa tabelloni e coppi a completa copertura ;
  3. C)Lavori di modanatura in mattoni cornice del sottotetto completa
  4. D)Costruzione in mattoni della vela campanaria

Vengono riportati in alto i muri perimetrali , come si legge dal Registro dei verbali :

Il responsabile del cantiere ,

geom Mancini in un momento di …

  1. E)Stabilitura a intonaco civile dei muri esterni
  2. F)Lavori di completamento delle murature e dei lavori di porte e finestre .

Dato che i lavori richiedevano capacità di mestiere , si è dovuto avvalersi di personale qualificato , per cui il geom. Paolo Mancini – direttore dei lavori – e “ operaio tuttofare “ è stato affiancato da muratori competenti .

Finalmente la copertura della Chiesetta è stata completata !

La neve può tranquillamente “riposare “ sul tetto….è una benedizione alpina … suggerisce qualcuno !

E’ il Dicembre 1981

Vista la struttura in fase di definizione , i Sanvitesi continuano ad aiutare i volontari con offerte che permettono di realizzare le rifiniture della Chiesetta : si recupera la vecchia campana che era stata portata a Prodolone ed la falegnameria locale dei Sigg Serafin Benvenuto ed Antonio Facchin si presta al restauro dei supporti in legno , applicando di nuovo la ferramenta , rimessa in sesto da un altro artigiano alpino Valentino Vaccher . Si rimonta la campana nella vela ricostruita .

Un solerte concittadino ricostruisce ex novo le porte in legno , è il Sig Beppino Tramontin , usufruendo della ferramenta originale d’epoca fornita dal collezionista alpino Bruno Trevisan . Viene integrata nel numero con parti ricostruite da pazienti ed esperte mani di nostri Soci ( Giorgio Gaparini in testa ) .

Dal 30 aprile 1983 e fino alla riunione del 28 maggio 1983 , vengono completati i lavori di intonacatura – rifinita interna , costruzione delle inferriate e rosoni delle finestre , con una pausa al pomeriggio del 12 maggio e della domenica 13 in quanto tutti partecipano alla 56^ Adunata Nazionale di Udine .

Vengono preparate sul posto le porte : una centrale ed una laterale , si rifinisce l’intonaco delle spallette e si costruisce la muratura dell’altare .

Viene posta in loco la Pietra dell’Altare :

Mentre si intravede un positivo prosieguo di ristrutturazione , nella riunione del Comitato dei Lavori del

15 marzo 1983 …..omissis omissis

Viene inviata lettera a tutti i componenti il Comitato Lavori notificando che i lavori riprenderanno il 30 aprile e continueranno tutti i sabati fino al completamento della Chiesetta.

Si iniziano i lavori di sistemazione esterna con mezzi meccanici messi a disposizione dal Comune di S.Vito .

Parallelamente e per l’interessamento dell’alpino geom . Giovanni Battista Tesolin , si ottiene il permesso definitivo di passaggio sulla stradina di accesso alla Chiesetta , direttamente dalla strada comunale Via San Valentino , dai proprietari residenti a Venzone .

La stradina verrà dotata di sbarra all’ingresso e sarà alberata .

Proseguono le rifiniture interne degli intonaci in rasato , ovvero stucco veneziano e la costruzione dell’acciottolato esterno perimetrale .Viene stabilita la data della Cerimonia di Benedizione per il giorno 18 giugno 1983 , in accordo con il Parroco di Prodolone Don Giuseppe Colavitti e con l’amministrazione Comunale di S.Vito , Vice Sindaco alpino Luciano Del Fré ed Assessore Sig Luciano Piccolo .

Continuano i lavori di rifinitura e preparazione per l’inaugurazione : si completa la rasatura degli intonaci interni , si esegue la rasatura dell’intonaco esterno ed il completamento dell’acciottolato , si completa internamente l’altare con la posa della pietra ( originale ) , si applicano i complementi quali la campanella interna , le lapidi in roccia per ricordare la generosità dei sanvitesi ed il compianto concittadino Luciano Piazza .

Vengono realizzate : copia , su pannello di dim 78 x 118 cm , dell’affresco rappresentante la figura intera di San Valentino in grandezza naturale sul lato alla sinistra dell’altare , eseguito da Lionello Fioretti e copia di un altro affresco dietro l’altare con figure di Santi realizzato da Raimondo Montico ; una targa ricorda che le pitture originali , staccate precedentemente da questi muri pericolanti e restaurate dal prof. Federico de Rocco , si trovano presso il Museo Civico di San Vito .

Nella parte destra dell’altare viene invece dipinta una poesia scritta da Bepi Mitri :

Gli abitanti di Borgo Favria hanno provveduto all’addobbo dell’altare con vasi e mazzi di fiori .

Dopo la benedizione ufficiale della Chiesetta , si raccolgono le idee per poter completare la costruzione , così come l’aveva pensata il Comitato dei lavori .

Leggiamo , da uno stralcio del verbale del

2 luglio 1983

A completamento parte edile sono in programma i seguenti lavori : pavimentazione interna , pancone perimetrale interno , panche a sedere , delimitazione ed alberatura strada lunga per passeggiata , sbarra all’entrata via breve e sua scolinatura ed alberatura , alberatura piazzale , impianto acqua potabile , dotazione di luce elettrica .

Nel periodo successivo si continuano gli interventi di completamento .

Da questo anno , si iniziano le celebrazioni periodiche : il 14 febbraio di ogni anno , viene celebrata una S.Messa nella rinnovata Chiesetta a ricordo e suffragio di tutti gli Alpini , caduti in guerra ed in tempo di pace , affinché il loro sacrificio non sia stato vano e ci porti verso una pace duratura tra i Popoli , per intercessione di San Valentino .

ESTRATTO DAL LIBRO DI GIUSEPPE JOP

 

“ LA CHIESETTA DI SAN VALENTINO “

 

A PRODOLONE

RICOSTRUITA DAGLI ALPINI

Giuseppe Jop

LA CHIESETTA DI SAN VALENTINO A PRODOLONE RICOSTRUITA DAGLI ALPINI

Queste pagine vogliono essere complemento dell’opera fatta dagli Alpini della Sezione L’ANA di San Vito al Tagliamento, che hanno recuperato e ricostruito l’antica chiesetta di San Valentino, ubicata in mezzo ai campi nella circoscrizione della parrocchia di Prodolone.

Mi è piaciuta l’idea di documentarla pur brevemente allo scopo di segnalare la generosità , lo spirito di abnegazione e sacrificio dato ancora una volta dalle penne nere friulane.

Queste pagine ho voluto scriverle anche per tutta la popolazione, le Ditte private , glí Enti pubblici che hanno contribuito finanziariamente, con materiali, ed in particolare per quelle persone che hanno partecipato con la propria mano d’opera gratuita e anche per quelle che hanno sostenuto moralmente gli Alpini, permettendo loro di raggiungere brillantemente la realizzazione.

La Comunità di Prodolone è grata al Gruppo Alpini di San Vito al Tagliamento, perchè si è vista restituire al culto la chiesetta di San Valentino destinata, col tempo, senza il loro intemento, a sicura e totale distruzione.

                           GJop           

Breve cenno sulla chiesetta di San Valentino prima dell’intervento

La chiesetta di San Valentino, si trova in mezzo al campi, a lato dell’omonima via , a circa 300 metri in linea d’aria dalla antica via Giulia romana (via Stringhelis), o concordiense germanica, che da Concordia portava alla Carnia: seguendo il Tagliamento, per Osoppo, imboccava la via carnica aquilejese per raggiungere Giulio Carnico o le Alpi Giulie e quindi proseguiva in Germania.

Nel pressi c’è la località ove nel 1972 venne scoperta una necropoli paleo-veneta dell’VIII secolo a.C.. Era agibile fino a subito dopo la seconda guerra mondiale, una modesta chiesetta, la sua data di fabbricazione non si conosce.

Dedicata in origine a San Mauro, in seguito da parte di governi di diverse fraternità , venne chiamata a volte chiesetta di San Mauro, altre di San Valentino.

Oggi, viene comunemente chiamata chiesetta di San Valentino, il martire Cristiano che subì il martirio sotto l’imperatore Claudio nel III° secolo, ed il cui culto ebbe in Friuli sempre molti devoti.

L’edificio era costituito da una semplice aula rettangolare delle dimensioni di m. 4,60 x 8,25, avente a levante, sul lato opposto dell’ingresso, una absidiola a forma di nicchia, entro la quale era stato ricavato l’altare in muratura.

La muratura era in mattoni, intonacata sia all’interno che all’esterno.

La copertura era in coppi su ossatura di legno a vista.

Dall’esame della documentazione fotografica esistente risulterebbe che le incavallature fossero quattro, delle quali la prima e la quarta addossate ai muri, con le catene posate a m. 3,30 circa dal pavimento.

La facciata era liscia, senza alcun ornamento, salvo una semplice cornice di sostegno delle tegole finali delle due falde del tetto, ed aveva in alto al centro un occhio semplice, in basso una porta centrale ad arco e due finestrelle laterali quadrate che, come l’occhio, erano munite di serramento a vetri, reticella metallica ed inferriate.

Sulla sommità, sopra il muro della facciata stessa, s’ergeva un elegante e ben proporzionato campaniletto a vela, monoforo, con la croce sopra il timpano, dotato di una campanella, che veniva mossa dall’interno mediante una cordicella.

Oltre alle due finestre ed all’occhio sulla facciata, esistevano altri tre fori illuminanti; uno sul fianco di destra e gli altri due, uno a destra e l’altro a sinistra della nicchia dell’altare.

Sul fianco di destra v’era anche una porticina ad arco, quale ingresso secondario.

Il fabbricato era stato edificato su un’area di proprietà della Comunità di Prodolone delle dimensioni di m. 15,70 x 19,20 ben delimitata, alla quale si accedeva da un sentiero a carattere vicinale, dipartentesi dalla via San Valentino.

All’interno, sopra l’altare, entro la succitata nicchia, esisteva un’immagine sacra inquadrata in una incorniciatura lignea, e sul fianco destro trovavasi un pregevole affresco, rappresentante, in figura intera ed in abiti sacerdotali, il Santo.

In questa chiesa usavasi celebrare la Messa una volta al mese, il giorno dei santi Mauro, Valentino e Apollonia e il primo dei tre giorni antecedenti l’ascensione per le rogazioni.

 

Abbandono e rovina della chiesetta

Durante l’ultima guerra 1940-1945, anche Prodolone ebbe i suoi danni al patrimonio edile, con morti e feriti,

causa i bombardamenti. I danni maggiori furono subiti da diverse abitazioni civili, dalla chiesa parrocchiale, da quella di Santa Maria delle Grazie e dalla chiesetta di San Carlo.

I primi anni del dopoguerra furono difficili per tutto il paese, sia per il prolungarsi della situazione politica incerta e tesa, sia, e in particolar modo, per le precarie condizioni economiche in cui la gente del luogo si era venuta a trovare causa la sofferenza appesantite dal perdurare della guerra, e scoppiate poi in odi personali e politici, incominciati subito dopo il tragico evento dell’8 settembre 1943.

Alla guida della parrocchia di Prodolone si trovava allora don Antonio D’Andrea, sacerdote di fede e uomo di grande umanità.

Non appena l’orizzonte si fece sereno, l’umanità e la vitalità di don Antonio non conobbero limiti. Le iniziative per poter occupare la gente del paese furono diverse: s’interessò all’emigrazione, formò cantieri di lavoro, spese quei pochi risparmi che la chiesa aveva per sollevare dalla miseria i più bisognosi, partecipò soprattutto alla sistemazione dei giovani che in buona parte riuscì a sistemare, quale geloso custode, si dedicò alla riparazione delle tre chiese danneggiate, salvaguardando cosi un patrimonio edile- ambientale, artistico e culturale di cui i prodolonesi vanno fieri.

Dove reperire il materiale? I mezzi della chiesa erano quasi del tutto finiti. Si pensò alla chiesetta di San Valentino, non danneggiata e in discrete condizioni di manutenzione, una semplice chiesetta in mezzo al campi, di poca importanza e senza alcun pregio artistico esterno ed interno, questo almeno a detta di alcuni; si pensò di alienarla, recuperando quanto materiale possibile utilizzabile e ponendo il tutto a disposizione delle altre tre chiese del luogo per la riparazione. Si recuperò la piccola campana, che per tanfi secoli aveva chiamato la gente ad onorare il Santo, e fu trasferita nella chiesa parrocchiale. Perché non andasse completamente distrutto, l’affresco del Santo, a cura ed a spese del prof. Federico De Rocco, venne staccato e trasportato nel Civico Museo di San Vito.

In poco tempo le avversità atmosferiche, l’abbandono e l’opera di ignoti vandali che asportarono i mattoni dei muri, ridussero l’antica chiesetta, come appare dalle fotografie prima dell’opera di ricostruzione.

Nel gennaio 1953, nel dopo guerra, si tentò di fare riparare la chiesetta dal Genio Civile di Udine, cercando di far passare i danni per danni bellici. Il tecnico incaricato presentò denuncia, corredata da perizia di spesa, all’Ufficio competente del Genio Civile, attribuendo il danno alla caduta di una bomba. L’ingegnere responsabile, dopo avere esaminato la pratica ed assunte precise informazioni, si accorse dell’inganno.

Conoscendo personalmente il tecnico presentatore della falsa denuncia, capì la buona fede e le noie cui sarebbe andato incontro a fin di bene e senza alcun lucro, archiviò la pratica e omise denuncia all’Autorità.

Cosi la chiesetta continuò   nella sua rovina non essendo in grado il paese di affrontare la spesa per la ricostruzione.

Il sacerdote don Giuseppe Marchetti , scomparso nel 1966, insigne cultore d’arte e scrittore, quando la visitò per poterla descrivere, si limitò a prendere i seguenti appunti: Prodolone – San Valentino – chiesa crollata; restano in piedi i muri perimetrali.

                                                               G.Jop

Grazie alla generosità di alcune persone ,

( n.d.r. quali i Sigg. LUIGINO ROSSET , OTTORINO ALEGGI , GIUSEPPE MITRI , ANTERO CANOR , DANILA MORELLO di Fiume Veneto , LIONELLO FIORETTI , COMUNE DI SAN VITO , SILVANO MONESTIER , PANTAROTTO PLACIDO , LA DITTA CAAME ) ,

la chiesetta ora è dotata delle sottosegnate suppellettili di cui il parroco di Prodolone è custode insieme alle chiavi.

 

1)      Tovaglia d’altare ricamata a motivi alpini;

2)      Manutergio;

3)      Lavabo di metallo decorato;

4)      Piattello di metallo decorato;

5)      Due ampolle di vetro;

6)      Due candelieri bassi in cetro; –

7)      Toribolo in ottone argentato d’epoca;

8)      Aspersorio in ottone argentato d’epoca;

9)      Due candelieri in ottone d’epoca;

10)    Crocifisso in legno ed argento d’epoca;

11)    Campanella per l’elevazione d’epoca;

12)    Campana d’epoca posta sul muro a destra del tronetto;

13)    Lampadario in bronzo a 12 luci appeso sulla capriata di centro;

14)    Due candelieri per lampada;

15)    Due quadri in rame sbalzato raffiguranti le stazioni della Via Crucis,

appesi sul muro a sinistra del tronetto ( n.d.r. trafugati a suo tempo da mani ignote ) ;

16)    Vaso di ciclamini in rame, appoggiato sopra una mensola, sotto i quadri

della Via Crucìs.

17)    Quadro rappresentante S. Valentino in abiti sacerdotali, con la mano

destra in atteggiamento di benedizione e con la sinistra tiene sollevato il

calice (pittura su pannello incorniciato di cm. 78 x 118 – pittore L. Fioretti

1987).

 

Ad opera terminata, il totale delle ore di lavoro sono state calcolate in 2442, delle quali 502 a pagamento, impiegando cinque uomini specializzati per 13 gior­ni. Le rimanenti 1940 ore sono state fatte gratuitamente dagli Alpini e non, per ol­tre 60 giorni consecutivi, alla media di cinque persone al giorno con sei ore di la­voro ciascuna.

Un caloroso grazie meritano i Signori Giovanna Bragadin e dr. Arturo Cresci­ni di Venzone, per avere concesso il permesso definitivo e permanente del pas­saggio, finora provvisorio, sulla strada di accesso alla chiesetta direttamente dalla comunale.

Lode al gesto di generosità degli offerenti. Un grazie particolare a tutti coloro i quali hanno prestato la loro opera gratuita ed a quelli che l’hanno data quasi gra­tuita, inoltre, a tutti quelli che durante il lungo arco di lavoro non hanno voluto lasciare gli Alpini a bocca asciutta.